L’anno scorso ha avuto inizio in Pakistan un processo di transizione democratica, che è sfociato nel 2008 nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento e delle assemblee provinciali e, quindi, nelle dimissioni di Musharraf, seguite a breve da nuove elezioni presidenziali.
Sulla base dei dati ora disponibili, mi sembra si possa dire che, pur nel quadro di una tendenziale conferma delle previsioni della vigilia (ovvero l'affermazione dei partiti di opposizione e la sconfitta del PML-Q), nessuno dei partiti maggiori abbia riportato una vittoria schiacciante.
Qualche commento sulle elezioni in Pakistan, in attesa che arrivino i risultati definitivi e si possa tentare qualche analisi.
Andrea Carbonari è un analista specializzato nelle politiche estere e di sicurezza dei paesi dell'Asia Meridionale, collaboratore di A.R.G.O. (Analisi e Ricerche Geopolitiche sull'Oriente, un'associazione che studia le dinamiche geopolitiche dell'area che va dal Medio Oriente all'Asia Meridionale) e della rivista telematica «Equilibri.net». Quadrante lo ha intervistato sull’assassinio di Benazir Bhutto, avvenuto a Rawalpindi il 27 dicembre 2007.