Il nuovo Stato del Nepal: il difficile cammino dalla monarchia assoluta alla democrazia

In Michelguglielmo Torri (a cura di), L'Asia negli anni del drago e dell'elefante 2005-2006. L'ascesa di Cina e India, le tensioni nel continente e il mutamento degli equilibri globali, Guerini, Milano 2007, pp. 229- 251.

 

          Dalla strage della famiglia reale a Narayanhiti del 1° giugno 2001 sino al 2005 re Gyanendra, pur dando l’avvio a importanti riforme legali, si è dimostrato incapace di gestire la situazione di emergenza del paese. Il suo colpo di stato del 1° febbraio 2005 ha esacerbato il conflitto fra governo e maoisti, e il divario secolare fra gli organi di potere e il popolo si è ulteriormente allargato con la soppressione delle libertà fondamentali. Il Nepal è stato immerso nella guerra civile e, fino al gennaio 2007, la situazione economica e sociale si è sempre più deteriorata. A maggio del 2005 sette partiti politici hanno formato un’alleanza, la SPA, delineando un’agenda comune per il ristabilimento della democrazia; a novembre dello stesso anno hanno siglato un’intesa coi maoisti. Fra le proteste di massa e le repressioni da parte dell’esercito, nell’aprile 2006 il movimento popolare, insieme alla SPA e ai maoisti, ha tolto il potere a Gyanendra, affidando il governo ad interim al Primo Ministro Girija Prasad Koirala, segretario del Nepali Congress. Nonostante la nuova protesta delle etnie del Terai contro il nuovo governo e i dissidi inevitabili fra maoisti e SPA, il paese si sta avviando a una svolta epocale.

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