Gli scenari post-elettorali in Pakistan

Sulla base dei dati ora disponibili, mi sembra si possa dire che, pur nel quadro di una tendenziale conferma delle previsioni della vigilia (ovvero l'affermazione dei partiti di opposizione e la sconfitta del PML-Q), nessuno dei partiti maggiori abbia riportato una vittoria schiacciante. Ciò costituisce, almeno in parte, una sorpresa date le diffuse aspettative di vittoria del PPP, e la prevista ondata emotiva causata dall'assassinio di Benazir. In effetti, non stupirebbe se i leader del PPP accusassero il governo di avere in qualche modo limitato il successo del partito, almeno in alcuni collegi. In ogni caso, il panorama successivo al voto, pur nel quadro dell'affermazione di PPP e PML-N, è certamente frammentato, e questo può costituire una buona notizia per i militari; sappiamo che l'esercito pachistano, almeno a partire dalla seconda metà degli anni sessanta, ha puntato esattamente su queste condizioni di frammentazione della politica, sperando di agire da "political broker". Inoltre, mi sembra interessante notare che il PPP è l'unico partito a base realmente nazionale. Si può dire che si sia de-localizzato, ridimensionando il suo carattere regionale sindhi-rurale; mentre, al contrario, il PML-N si è molto regionalizzato, trincerandosi nella sua roccaforte panjabi (ciò benché abbia avuto un buon successo in parte della Frontiera). Si può dire si sia invertita la tendenza delle elezioni del 1997, quando il PPP era diventato in pratica un partito sindhi, mentre la PML di Nawaz aveva vinto in diverse province; il che conferma il carattere fluido della politica pachistana. Interessante mi sembra anche la situazione dei partiti religiosi, benché qui forse maggiori informazioni siano necessarie. Certamente, traspare la perdita di influenza del Muttahida Majlis-i-Amal nelle province di frontiera, anche se le ragioni sono forse più complesse di quanto sembri. Un'ostilità dell'elettorato verso l'influenza degli islamisti nella regione può essere connessa non solo con la questione della lotta al terrorismo, ma anche più semplicemente con una insoddisfazione verso l'amministrazione quotidiana della provincia (spesso molto ideologizzata). In ogni caso, mi pare prematuro concludere che i partiti religiosi siano scomparsi dalla regione, dato che conservano una loro influenza. Probabilmente i partiti religiosi pagano anche una proliferazione di organizzazioni di ispirazione islamista, che ha reso il quadro molto confuso. In conclusione, mi sembra che le prospettive di ricostruzione del quadro politico siano incerte. Benché sia probabilmente alle porte un governo di coalizione PPP-PML(N), questo si presenta come fragile sia per le distanze (e la reciproca diffidenza) tra le due leadership, sia perchè entrambi i partiti sanno bene che nessun futuro governo pachistano può seriamente pensare di fare a meno dell'appoggio dell'esercito. Ciò può aiutare a spiegare perchè, a dispetto delle forti dichiarazioni pre-elettorali, quasi tutti i leader siano oggi molto cauti nel definire le loro future scelte verso Musharraf e il suo circolo di sostenitori. Non va neppure dimenticato che il PPP ha oggi una leadership non ancora ben definita, e vi è la sensazione che la posizione di Zardari non sia del tutto salda. In ogni caso, credo si possa prevedere che i leader, nei giorni a venire, faranno mostra di notevole pragmatismo nel decidere i futuri scenari; dunque non dovremo sorprenderci nell'assistere ad alleanze tra ex-acerrimi avversari, come accaduto in passato e come, d'altra parte, avviene in generale nella politica del subcontinente.

21 febbraio 2008


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