L’Italia a lezione di antiterrorismo dai massacratori dei Tamil

Accade qualche migliaio di chilometri più in là rispetto a Tripoli. Al riparo dalle telecamere e tra i silenzi imposti dalla distanza l’Italia rischia comunque di bissare la sua recente politica del baciamano con i più sanguinosi regimi, mettendo in imbarazzo gli alleati occidentali e, soprattutto, le vittime di quella che è stata probabilmente la più cruente delle repressioni nel mondo degli ultimi anni.
Il governo dello Sri Lanka ha invitato le cancellerie di tutto i continenti a un convegno politico-militare, al via da oggi per tre giorni, dal roboante titolo: “Seminario su come si sconfigge il terrorismo, l’esperienza dello Sri Lanka”.
Il problema è che quella “esperienza” è stata lo sterminio di una popolazione. Lo denunciano tutti gli osservatori indipendenti, e lo ha confermato un mese fa un rapporto delle Nazioni Unite: la guerra quasi trentennale con i separatisti tamil ha causato, solo negli ultimi cinque mesi di “soluzione finale” nel 2009, circa quarantamila vittime civili.
Il “seminario internazionale”, nel quale peraltro sono chiamati a parlare solo politici e militari di Colombo (gli altri ad ascoltare in silenzio), è dunque un palese tentativo di propaganda di replica. Per “informare” le cancellerie occidentali e, al contempo, per provare a brandirne la bandiera, usando l’icona più solida dei conflitti dell’ultimo decennio, quella dell’“antiterrorismo”.
Alla grossolana operazione si sono naturalmente sottratte larga parte delle cancellerie occidentali, incluse quelle che un po’ di coscienza sporca in materia di guerre al terrore ce l’hanno, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna alla Francia. Il tricolore italiano invece è là e sventola sui palazzi di Colombo così come, per chi è lontanto, sul sito del convegno.
Se n’è accorta anche l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch che in una lettera del 12 maggio scorso al ministro La Russa (inviata in copia al collega agli Esteri Frattini) ha chiesto invano di fare retromarcia. E anche il nostro sollecito a una risposta è caduto nel silenzio.
La natura “terroristica” dei separatisti delle Tigri Tamil, stroncati due anni fa e protagonisti in passato di omicidi eccellenti, quali il presidente Premadasa nel ’93 e il premier indiano Rajiv Gandhi nel ’91, non viene contestata dalle diplomazie.
Semplicemente, si ritiene che il genocidio sia una risposta eccessiva. Che tra l’altro continua, con quarantamila soldati dispiegati nella sola penisola di Jaffna, con l’ausilio di forze paramilitari. E poi: una stima di centinaia di migliaia di persone in arresto. E ancora: omicidi e regolamenti di conti che negli ultimi mesi hanno portato alla morte perfino sacerdoti indù (lo Sri Lanka è a maggioranza buddhista) e giornalisti. Nulla da dire? No, sotto la bandiera italiana c’è del resto un bel rinfresco.
Da: Il Fatto Quotidiano, 31 maggio 2011


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